Siracusa, Molo Sant’Antonio

Siracusa, consegnati e posati i nuovi bagni autopulenti

PTMatic si è aggiudicata la gara per la fornitura di bagni autopulenti sul molo Sant’Antonio, a Siracusa.

I siracusani hanno scelto un modello dal look avveniristico, una soluzione igienica completamente rivestita in acciaio inox specchiato, con un trattamento speciale, resistente all’effetto della salsedine. Il prodotto, di nuovissima generazione, sarà dotato di due locali utenti di ampia metratura, e di un angolo nursery dove poter cambiare in tutta comodità i propri piccoli.

La posizione scelta avrà un impatto rilevante sui turisti, che potranno identificarlo rapidamente appena sbarcati sul molo.

La soluzione igienica autopulente si contraddistingue per la consueta cura nei dettagli che PTMatic presta in tutte le sue fasi produttive.

PTMatic sbarca anche a Siracusa, con una soluzione apparentemente ardita, per il tipo di situazione climatica, ma che fa in modo che il panorama e il bel mare siracusano si specchino nelle superfici del bagno, replicandoli.

Cose d’artisti

Quando i servizi igienici incontrano l’arte

Con insistenza si tende a respingere tutto ciò che è correlato alle deiezioni umane ed ai luoghi ad esse destinati, in un angolo infinitesimale del tessuto sociale, considerando questi contesti sporchi, poco igienici, e addirittura volgari, trascurando quanta importanza abbiano avuto i servizi igienici nel corso della storia dell’uomo.

Da Duchamp a Oldenburg, fino ad arrivare a Cattelan, i servizi igienici, i water, gli orinatoi, hanno sempre avuto un posto di rilievo, sia che fossero chiamati cessi, latrine o, come il bon ton suggerisce, toilette o “servizi”.
Numerosi sono stati gli artisti che nel corso degli anni hanno “celebrato” questi elementi del nostro vivere quotidiano, stravolgendone l’immagine, distorcendone le forme e alterando i materiali rendendoli preziosi componenti di arredo. Il famoso quanto famigerato America di Maurizio Cattelan, ne è un classico esempio: una vera e propria celebrazione dell’opulenza statunitense, un “cesso” d’oro il cui valore è lievitato fino a circa 4 milioni e mezzo di euro dopo che l’opera, che l’eclettico artista avrebbe regalato a Donald Trump, è stata rubata.

Cattelan è però solo uno dei più recenti artisti che provocatoriamente hanno omaggiato il wc, prima di lui, anche Marcel Duchamp, nel 1917 e poi John Bratby nel 1955 hanno eletto orinatoi e water ad oggetti artistici. Cosa che all’epoca almeno di Duchamp non fece che creare scandalo e scompiglio. La sua Fountain era una delle prime installazioni di un processo che prende il nome di ready made, l’artista cioè prende un oggetto di uso più o meno comune e lo ricolloca nel contesto artistico perché sia visto in quanto oggetto in sé e non per il suo valore utilitaristico.

Oldenburg dal canto suo (Soft Toilet, 1966), prese un wc e non solo lo traspose in una materia molto simile alla plastica morbida, ma lo “sgonfiò” fino a farlo sembrare uno di quei giochi da mare che usano i bambini in spiaggia, deformandolo, privandolo della sua funzionalità.

Allora chi decide cos’è volgare e cosa no? Qual è la sottile linea che divide il concetto di “sporco” e di “artistico”? Sembra un paradosso, un principio difficile da inserire soprattutto nei tessuti urbani moderni, dove ci si trova spesso a nascondere tutto ciò che consideriamo “brutto”: le facciate delle case in ristrutturazione, gli angoli degradati della città, i percorsi malandati, i bagni pubblici, mentre invece il bello è in chi guarda ma soprattutto in chi concepisce gli oggetti urbani. Non ultimi i bagni pubblici che, per quanto bistrattati, rappresentano un elemento essenziale per chi la città la vive quotidianamente.