Cose d’artisti

Quando i servizi igienici incontrano l’arte

Con insistenza si tende a respingere tutto ciò che è correlato alle deiezioni umane ed ai luoghi ad esse destinati, in un angolo infinitesimale del tessuto sociale, considerando questi contesti sporchi, poco igienici, e addirittura volgari, trascurando quanta importanza abbiano avuto i servizi igienici nel corso della storia dell’uomo.

Da Duchamp a Oldenburg, fino ad arrivare a Cattelan, i servizi igienici, i water, gli orinatoi, hanno sempre avuto un posto di rilievo, sia che fossero chiamati cessi, latrine o, come il bon ton suggerisce, toilette o “servizi”.
Numerosi sono stati gli artisti che nel corso degli anni hanno “celebrato” questi elementi del nostro vivere quotidiano, stravolgendone l’immagine, distorcendone le forme e alterando i materiali rendendoli preziosi componenti di arredo. Il famoso quanto famigerato America di Maurizio Cattelan, ne è un classico esempio: una vera e propria celebrazione dell’opulenza statunitense, un “cesso” d’oro il cui valore è lievitato fino a circa 4 milioni e mezzo di euro dopo che l’opera, che l’eclettico artista avrebbe regalato a Donald Trump, è stata rubata.

Cattelan è però solo uno dei più recenti artisti che provocatoriamente hanno omaggiato il wc, prima di lui, anche Marcel Duchamp, nel 1917 e poi John Bratby nel 1955 hanno eletto orinatoi e water ad oggetti artistici. Cosa che all’epoca almeno di Duchamp non fece che creare scandalo e scompiglio. La sua Fountain era una delle prime installazioni di un processo che prende il nome di ready made, l’artista cioè prende un oggetto di uso più o meno comune e lo ricolloca nel contesto artistico perché sia visto in quanto oggetto in sé e non per il suo valore utilitaristico.

Oldenburg dal canto suo (Soft Toilet, 1966), prese un wc e non solo lo traspose in una materia molto simile alla plastica morbida, ma lo “sgonfiò” fino a farlo sembrare uno di quei giochi da mare che usano i bambini in spiaggia, deformandolo, privandolo della sua funzionalità.

Allora chi decide cos’è volgare e cosa no? Qual è la sottile linea che divide il concetto di “sporco” e di “artistico”? Sembra un paradosso, un principio difficile da inserire soprattutto nei tessuti urbani moderni, dove ci si trova spesso a nascondere tutto ciò che consideriamo “brutto”: le facciate delle case in ristrutturazione, gli angoli degradati della città, i percorsi malandati, i bagni pubblici, mentre invece il bello è in chi guarda ma soprattutto in chi concepisce gli oggetti urbani. Non ultimi i bagni pubblici che, per quanto bistrattati, rappresentano un elemento essenziale per chi la città la vive quotidianamente.